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Via Bassetta, 11 , Cavriago, RE
Valutazione:
Buono
Prezzo a persona:
24.75 €
Servizio utilizzato:
ristorante
Contesto:
 
cena con amici
Commenti:
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testapelata

ha visitato il locale il 09/10/2014 testapelata avatar
485 Recensioni scritte dal 12/09/2010 4302 Punti

Sono in seria difficoltà, sia nella stesura della recensione, che nel giudizio finale, per un attimo avrei voluto fosse con me lo Chef Antonino Canavacciuolo, il protagonista di “cucine da incubo”, ma andiamo con ordine.

Arriva l’invito di Saverio ed Enrica, con i quali ci troviamo benissimo e la proposta è “Al falestri”, che in dialetto reggiano significa “Le scintille”.

Si tratta di un nuovo locale situato all’interno del centro sportivo di Cavriago, in pratica da fine agosto, nuova gestione del bar e creazione di una trattoria.

La serata si colloca all’interno della rassegna “profumi e sapori d’autunno”, il menù proposto è invitante, proviamo.

Il parcheggio è ampio, ma non proprio nei pressi, diciamo che un centinaio di metri occorre farli a piedi.

Tralascio il fatto che Saverio conosce il papà del titolare, con il quale ha lavorato per alcuni anni e che ora si è “riciclato” come cuoco.

Descrizione del locale: è un bar, i tavolini sono coperti da una “tovaglia” di plastica, il resto è carta, doppio bicchiere, posate all’interno del tovagliolo, piegato come fosse una tasca, sottopiatto nero.

Il titolare è giovane e simpatico ma “alle prime armi”, provo subito la “febbre” facendomi consigliare il vino, sarà un lambrusco Reggiano DOC Decano della Cantina Due Torri, mix di uve Salamino ed Ancellotta discreto e non troppo impegnativo, assieme ad una bottiglia d’ acqua naturale.

Partiamo con l’antipasto, servito “ad personam”, e contenente:

scarpazzone fritto, come lo faceva la nonna, un pezzo di gnocco fritto contenente il ripieno dell’ erbazzone, ritornano i sapori di un tempo,

cipollata, uno spicchio della classica frittata di cipolle, saporita, unta, gustosissima,

polenta alla piastra con lardo, dove il lardo si è sciolto alla perfezione creando un tutt’uno estremamente sapido,

salame fritto nel vino, piatto curioso ma niente di particolare, anzi il risultato finale è di una fetta di salame un po’ troppo asciutta e salata.

In ogni caso l’antipasto è stato gradito e promosso, anche se non a pieni voti.

Passiamo ai primi.

maltagliati con vellutata di fagioli, servito all’interno di una tazza con la forma delle vecchie zuppiere in porcellana che utilizzavano le nostre nonne, l’insieme è accattivante, il piatto ben riuscito, i fagioli ottimi, i maltagliati “fatti in casa”, unico difetto, non è caldissimo.

Risotto zucca e salsiccia, perfetta la cottura del riso, un po’ meno quella dei dadini di zucca, cui mancherebbero un paio di minuti, riuscito l’accostamento dolce/salato zucca/salsiccia, anche qui però siamo sul tiepido, come se il piatto fosse rimasto ad aspettare in cucina.

Prima di passare al secondo, la parte per cui all’inizio ho richiamato il reality show “cucine da incubo”, il cuoco esce a salutare Saverio, purtroppo non ha l'aspetto di uno schef impeccabile, una scelta “molto infelice”, il fatto di essere una “trattoria alla buona”, non giustifica una presenza “oltremodo naif” in sala.

A peggiorare la situazione arriva il previsto secondo.

Spezzatino di salsiccia e patate, di per sé la carne è tenerissima, le patate hanno la giusta cottura, la presenza della salsiccia è molto discreta, ma c’è troppo pomodoro, per di più molto acido, rovina il gusto di un piatto semplice, la definizione esatta sarebbe “sugo di pomodoro con spezzatino, salsiccia e patate”.

A fine cena ho fatto notare questa “pecca”, penso che il consiglio sia stato apprezzato, nessuno nasce “imparato”.

Terminiamo con i dolci, ed anche se non sono la persona giusta per dare giudizi, dei quattro assaggi ho gradito soltanto la torta in cantina, molto burrosa e cioccolatosa, la torta di riso era invece troppo asciutta e compatta, la torta di mele con pochissime mele e la torta bianca, un po’ anonima.

Termino con un caffè, mentre Saverio ordina un nocino ghiacciato.

Sono certo che la volontà non manca, il voler portare avanti un’attività con passione neppure, il fatto di partecipare all’iniziativa “profumi e sapori d’autunno” è sicuramente un veicolo che serve a farsi conoscere.

Il cuoco deve restare in cucina, se esce deve farlo in maniera discreta pensando di essere lo specchio della propria cucina, a mio avviso soprattutto in un locale che deve farsi conoscere.

Il proporre piatti semplici e “di un tempo” è, a mio avviso, un’ottima idea, occorre però prestare molta attenzione alla temperatura di servizio e ad altri importantissimi particolari.

Si può migliorare, il margine è altissimo.

L’esperienza non può andare oltre a due cappelli, ci fosse la possibilità dei decimali qualcosa in più.

In bocca al lupo.

Buono