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La lavagna - Modenesità

Modi di dire modenesi

vejo
Scritto il 12/04/2017
da vejo
Nel modo di parlare dei modenesi esistono vari termini e/o locuzioni che in molti casi, ma non sempre, derivano da una forzata italianizzazione dei corrispondenti dialettali.

Va da se che questo gergo risulta difficilmente comprensibile da parte di chi non sia nato all’ombra della Ghirlandina: personalmente ricordo ancora l’espressione perplessa di un calabrese (ma “strinato” è italiano?) o di un tarantino (“cosa vuol dire fare la vecchia ?”) da me involontariamente messi alla prova.

Da notare che alcuni termini hanno un’etimologia che varrebbe la pena di approfondire.
Un tipico esempio è: Togo.
In quanti sanno che il termine si rifà all’ammiraglio giapponese Togo Heihachiro (27 gennaio 1848 – 30 maggio 1934) la cui particolare abilità gli consentì di vincere la battaglia di Tsushima, ultima e decisiva della guerra russo-giapponese, e far si che il proprio cognome divenisse sinonimo di “ottimo, eccellente, fico ecc.” ?

Di seguito trovate un po’ di esempi di quel che voglio dire

Altro: quando si fa spesa in un negozio e ci si avvicina alla cassa per pagare un articolo, al negoziante che chiede “Altro?” per verificare che non serva qualcos’altro, si risponde “Altro”, che significa “Nient’altro”.

Attaccare una pezza: iniziare un discorso molto lungo e per lo più poco interessante. Es.: “Tua madre mi ha attaccato una pezza infinita!”

Babi: babbeo, persona stolta. Es.: “Se gli hai creduto, sei un babi!”

Bagaglio: vedi Lavoro.

Baracchino: vedi Ciappino.

Bazza: affarone.

Bego: verme o lombrico.

Bere a collo: bere direttamente dalla bottiglia, senza bicchiere.

Bif: ghiacciolo. Questa parola deriva da un famoso marchio di ghiaccioli venduto negli anni ’70.

Bovazza: escremento di bovino.

Boccia: bottiglia.

Braga: fauna maschile. Es.: “Ragazze, venite al bar che c’è della braga!”

Braghera: persona pettegola (Frase tipica: “I bragheri vanno al dazio”).

Braghette: pantaloncini corti.

Brigare: impegnare in un’attività gravosa che porta via molto tempo.

Brigoso: gravoso, impegnativo da svolgere, che fa brigare.

Bugno/a: bernoccolo, tumefazione causata da un trauma.

Burazzo: strofinaccio per asciugare i piatti.

Caccia via !!!: (esclamazione) meglio di niente.

Cacciare: dire con enfasi. Es.: «A quel punto ho cacciato una bestemmia».

Canchero: malattia grave, tumore o, più semplicemente, oggetto per il quale non si trova una definizione precisa.

Cappella: errore.

Cappellare: cogliere in flagrante.

carne greve: dolore ai muscoli dovuto all’acido lattico che si forma in seguito a un’attività fisica esagerata, o praticata dopo un lungo tempo di inattività.

Chiarire: bere. Es.: “Chi si è chiarito la bottiglia?”.

Chiavare: rubare.

Ciappineria: negozio che vende ciappini.

Ciappino: piccolo oggetto prevalentemente inutile.

Ciappo: pinza per capelli.

Cibare: cogliere in flagrante.

Cinno: ragazzo molto giovane, o bambino.

Ciocapiatti: chi racconta un mucchio di bugie. Chiaro riferimento venditori di piatti della Fiera di San Geminiano e non solo, che attirano gli avventori al loro banco di piatti scadenti facendoli cioccare (sbattendoli tra loro).

Cioccare: 1. detto di bevanda alcolica, ne indica un grado alcolico molto alto, che quindi dà subito alla testa. Es. “Questo vino ciocca un bel po’”. 2. sbattere rumorosamente.

Ciocco: 1. incidente automobilistico. 2. rumore forte e sordo

Ciozza: persona pettegola.

Ciozzare: chiacchierare su argomenti futili o spettegolare.

Ciunto: sovrappeso.

Cocomera: cocomero, detto nella bassa modenese.

Compero: (aggettivo) confezionato, non artigianale.

Coppetto: parte posteriore del collo.

Cricco: colpo dato, generalmente sul padiglione auricolare della vittima, col dito indice che fa leva sul pollice. In alternativa dicesi di persona sporca.

Crosta (avere una bella c.): coraggio.

Cucco: colpo dato sulla testa del malcapitato con le nocche delle dita chiuse a pugno.

Cuccio: 1. spinta; 2. spintarella

Darci a mucchio: rinunciare

Dare da fare: (verbo riflessivo) essere fastidioso o brigoso. Es.: “Il suo atteggiamento mi dà un po’ da fare”.

Essere dietro a qualcosa: essere impegnato in un’azione. Es.: «è due anni che sei dietro a quel lavoro lì».

Essere mica un chilo (non e.): non essere normale.

Fagioloni: fagioli bianchi di Spagna.

Fare a modo: 1. Fare il bravo; 2. Fare uno sconto o un prezzo basso.

Fare cabò: marinare la scuola.

Fare la vecchia: fare finta di niente.

Fessa: patta, cerniera dei pantaloni.

Fiappo: avvizzito.

Flit: nome commerciale di un liquido insetticida; nell'uso comune, qualunque insetticida o disinfestante
usato per nebulizzazione.

Giandone: uomo molto alto.

Giarone: sasso.

Gigiulone: persona poco sveglia, solitamente alta e con andatura dinoccolata.

Gnocco: 1. usato come aggettivo, significa facile.
2. usato come nome, significa focaccia.
3. gnocco fritto: quadrati di pasta salata lievitata e fritta (prodotto tipico).

Guazza: umidità.

Imbambito: Rimbambito

Imbastito: poco scaltro e poco sveglio.

Insdito: poco capace e poco sveglio.

Lampostil: pennarello colorato.

Lavoro: oggetto non meglio identificato e apparentemente poco utile (es.: «Ma cos’è quel lavoro lì?!»).

Lofi: scrauso, scadente.

Marone (fare un): Grosso errore.

Menecò: grande confusione inutile.

Mossa (c’è della): gente.

Paciugo: intruglio, per lo più appiccicoso.

Pitocca: 1. persona molto pettegola; 2. aquila.

Polleggio: relax.

Ponga: pantegana.

Porcone: imprecazione, bestemmia

Prillare: girare, voltare.

Ravanare: cercare qualcosa in mezzo ad altri oggetti, in modo sconclusionato.

Rezdora: signora che fa la pasta fatta in casa.

Resca: persona tirchia.

Rusco: immondizia.

Sbiavdo: pallido.

Sblisgare: scivolare.

Sbraghirare: andare in giro a fare la braghera, cioè a farsi gli affari altrui.

Scancherare: cercare o creare rumorosamente qualcosa.

Scendere la catena (Far s.): far passare la voglia.

Sdazzo: setaccio. Es.: “Sei stupido come uno sdazzo”.

Seccare: finire. Es.: “Mo hai già seccato tutta la birra?”.

Sgaggiarsi: sbrigarsi.

Sgurare: pulire strofinando con forza.

Sisso: liquame.

Smalta: fango.

Spigozzo: pisolino.

Spippolare: occuparsi in una serie di operazioni, di lavori, in modo affannoso, disordinato, talvolta inutile.

Spiura: prurito.

Spolto/a: bagnato/a fradicio/a.

Sputtanarsi: divertirsi moltissimo.

stria: base della pizza, spesso servita con rosmarino o aglio, o al pomodoro.

Strichetto: 1. papillon. 2. pasta a forma di fiocchetto, nota anche col nome di bengasini.

Strinare/strinarsi: sbruciacchiare/sbruciacchiarsi in superficie.

Strippare: uscire di testa.

Sturlarsi: inzuccarsi.

Stusso: 1. incidente automobilistico. 2. rumore forte e sordo.

Svarione: sensazione di giramento di testa.

Tarlocco: pezzo grosso e compatto.

Tenere botta: tenere duro.

Togo: bravo, fico, interessante, ottimo, eccellente.

Trappolaio: persona che fa tante attività ma che alla fine produce pochi risultati.

Tribolare: fare un’attività molto faticosa.

Usta: buon senso, senso della misura.

Zaccare: cadere.

Zavaglio: piccolo oggetto poco utile e di poco conto.

Zinzella: zanzara.
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[golosona]
12/04/2017
emoticonemoticon da modenese non doc mi è servito molto e mi ha fatto anche sorridere!!!emoticon
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[vejo]
12/04/2017
È proprio per questo che l'ho scritto, sorridere.
E sorridere è una delle poche cose che appagano, senza essere peccato e senza far ingrassare...
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[Rolando]
13/04/2017
menecò e ponga mi mancavano...
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[Martora]
13/04/2017
Hahaha, non ti conosco personalmente, Vejo, ma ti stimo assai! emoticon
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[vejo]
13/04/2017
Menecò può significare anche insieme non ben identificato di cose (es.: "gli ho passato tutto il menecò"), una cosa tipo "Ambaradan" termine che indica un insieme disordinato di elementi, un guazzabuglio, una grande confusione.
Anche qui l'etimologia è interessante: il termine deriva infatti dall'Amba Aradam, un massiccio dell'Etiopia presso cui, nel 1936, avvenne una cruenta battaglia tra italiani e abissini.

Ponga (o pondga) è invece l'italianizzazione di "pondeg" (topo in modenese).
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[Rolando]
13/04/2017
Mollami = lasciami stare, non mi importunare
Marocco = del sud italia
Tunca = magrebino
Babbione = anziano perlopiù imbambito
Bona lè = basta!
Arciapat = ripigliati, rinsavisci
Barbaiocco = buono a nulla, parolaio
Bla (essere un ) = parlare a vanvera, essere tutto fumo e poco arrosto
Attaccare una tomella = vedi attaccare una pezza
Triste = scarso (di solito relativo ad attività sportiva)
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[vejo]
13/04/2017
@ Martora: grazie 1000!!!
@ Rolando: la lista sarebbe (quasi) infinita e il mio elenco non aveva certo la pretesa di essere esaustivo quindi ti ringrazio del tuo contributo. Però, per quel poco che ne so, "Bona lè" è bolognese (a Modena è più frequente Morta lì"), mentre la "tomella" viene dalla Romagna.
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[maurig]
13/04/2017
splendida lista di vocaboli e modi dire, veramente complimenti.

Bona lè confermo che è bolognese.
Noi a Bologna abbiamo una parola che fa impazzire tutti, ed è "tiro".
Il tiro è il comando che apre il portone del palazzo ed è un vocabolo che si usa solo da noi.
Addirittura, adesso meno perchè si stanno perdendo purtroppo certe abitudini, una volta c'era proprio la targhetta per quello posto nell'androne, in genere c'erano due interruttori, uno "luce scale" uno "tiro"
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[vejo]
13/04/2017
“Tiro” lo conoscevo anch’io: per breve tempo, da bambino, ho abitato a Bologna ma è una targhetta che si trova anche in qualche palazzo modenese (capo condomino felsineo ???).

Comunque la lista delle “perle letterarie popolari” è interminabile. Tanto per citare qualche frase idiomatica:
Per indicare un’azione dalla scarsa efficacia: “Conta come un cerotto su una gamba di legno”
oppure
“L’é come vudèr un bicér d’aqua in 'na cherpèda d'agàst”, È come versare un bicchiere d’acqua in una crepa del terreno in agosto.

Oppure ancora:
“L’è cóme l'aqua dal Murièl, ch'la-n fa né bèin né mèl”, È come l'acqua di Moreali, che non fa né bene né male, il cui uso è perfettamente inutile.
L'espressione deriva dall' "acqua subamara" del dottor G.Battista Moreali, medico sassolese del 18° secolo, che per volere del duca Francesco III fu attivo anche negli ospedali modenesi. Studiò gli effetti dell'acqua di una sorgente modenese che pare non avesse grandi doti taumaturgiche, a differenza invece della Grappa di Campogalliano:

Cun la grapa ed Campgaiàn, a-s màtt d'acòrd prét, sgnór e vilàn, Con la grappa di Campogalliano si mettono d'accordo preti, signori e villani. Era tanto buona, insomma, da riuscire a pacificare categorie mai andate d'accordo.
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[Martora]
13/04/2017
Io faccio poco testo perché noi di Castelfranco Emilia siamo imbastarditi tra Modena e Bologna e quindi la diatriba mi tange fino a un certo punto... Difatti conosco bene QUASI tutti i suddetti vocaboli...
Fate conto che io e mio fratello parliamo dialetti leggermente diversi, benché la radice sia la stessa (bassa modenese),
ma lui frequenta amici modenesi e io un po' più vari per località.
Ad esempio, parlando con un mio amico della Cavazzona (che si considera bolognesissimo!... )
ho realizzato che noi a Modena per dire "svegliati!" diciamo dàzdet!, mentre nel bolognese dicono zdàdet! emoticon
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[gi]
13/04/2017
emoticon l'acqua di Moreali e la grappa di Campogalliano mi mancavanoemoticonemoticon emoticon
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[lukeforever]
13/04/2017
Siamo su folclore contadino 👨‍🌾 emoticonemoticon
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[Reinhard]
13/04/2017
È come dare del borotalco a un ninetto.
Volere le uova tre al paio.
Al counta come un rôt ed vein sutil (conta come un rutto di vino sottile, che si otteneva, in pratica, dal risciaquo delle vinacce dopo la pigiatura).
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[gi]
14/04/2017
Mi è venuto in mente un modo di dire (che in realtà non sento da anni)
Mo Caiòsi ! (una esclamazione generica, tipo "capperi!" ... ma non son troppo sicuro del significato)emoticon
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[vejo]
14/04/2017
La conosco anch'io, ma direi che la pronuncia - a dispetto dell'accento modenese - sia più del tipo "Caiozzi" o "Caiotzi".
Pensandoci bene potrebbe essere la trasposizione del "francesismo": "Me Cojoni".....
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[testapelata]
15/04/2017
se permettete una divagazione reggiana, COJOSI è una
esclamazione di stupore altresì usata per sottolineare una difficoltà ! (il che collima con quanto riportato da vejo)